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I MULINI aggiornato al 23-06-2009

                                                                         

                                                                                                             I Mulini della Valle Jato 

 “…Cerere ordina alle Naiadi di fare ciò che facevano le vostre mani: esse obbediscono,si slanciano fino alla sommità di una ruota e fanno girare un asse; l’asse per mezzo deiraggi che lo circondano fa girare con violenza le mole che aziona.…Impariamo a raccogliere senza fatica i frutti dei lavori di Demetra…”

Questa  antichissima descrizione poetica tesminonia l'uso del mulino idraulico  fin dall'antichità,cipervieneda un  epigramma di Antipatro di Tessalonica del I sec° a.C.   

 

La forte presenza dell'acqua ha fatto sorgere: nella Valle dello Jato numerosi Mulini che, attivi fino ai primi del 900, si erano affermati nella zona, come primiera industria della molitura.
È noto,ad esempio, come fin dall'antichità fa fossero a servizio dell'Arcivescovato di Monreale.
   

I mulini ad acqua vennero costruiti lungo il corso del fiume Jato fin dal 1182, i contadini  vi giungevano con i  carri  o con i muli carichi di grano e  attendevano a volte lungheore per il loro turno di macina, non era raro che facessero notte nell'attesa che il mugnaio consegnasse loro farina. 

Il mestiere del mugnaio era spesso tramandato di padre in figlio e ciascuno aveva i suoi segreti per la macinatura dei cereali, un vero proprio  rito di trasformazione del prezioso cereale in farina. La  bravura del mugniaio stava nel  regolare la quantità di grano da molire in base al al carico dell'acqua e la giusta pressione da dare alle macine per ottenere la "giusta granulosità della farina che doveva essere né troppo fine nétroppo semulusa" .   

 Come funzionavano:  schema del sistema di molitura 

L'acqua  veniva convogliata, attraverso un canale in muratura detta zachia o Saia, accumulata e scaricata nella "botte di carico", o torre di  che poteva raggiungere anche oltre dieci metri di altezza, raggiungeva il locale inferiore dell'apparatodetto guarraffo dove veniva indirizzata a forte pressione da una canaletta detta "cannedda" sulle pale della ruota orizzontale (rotaa raggiera). Sotto la spinta dell'acqua, nel locale superiore dove alloggiava il vero e proprio apparato molitorio, attraverso un giuoco di ingranaggi, la macinasoprana ruotante (rotore) su quella sottana fissa (statore)triturava la granaglia che veniva dai sacchi riversato nella tramoggia (trimoia) e convogliatanel foro centrale della mola soprana. Il grano man mano che veniva molito dalle macine, opportunamente scalpellate con opportuniincavi disposti a spirale favorivano la fuoriuscita della farina che veniva raccolta in un apposito accumulatore dettacascia.   

 

 

Le macine di pietra pur avendo speciali requisiti di durezza porosità ed omogeneità di struttura, richiedevano continui lavori di scalpellamento,con apposite martelline, dei solchi che il troppo uso levigava. Per rimuovere le pesanti macine dalla loro sedesi usava la mancina.

  ruota del mulino    macina   albero                                

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 Ricordiamo:  

 

Il Mulino della Chiusa.

Questo mulino è uno tra i più antichi dello Jato esso si distingueva sino a poco tem­po fa dagli altri per un bel bassorilievo in­serito nella sua facciata principale, di epo­ca sconosciuta, comunque reimpiegato da qualche edificio antico della zona, esso rappresenta un santo ed  è stato tolto dal suo sito originario dal pro­prietario al fine di evitarne il trafu­gamentoEsso sfruttava leacque provenienti dal vallone Procura,dove un piccolo sbarramento innalzava l'acqua finoalla condotta, 'acqua arrivava sopra il mulino,in una botte dicarico e, tramite una condotta verticale, acquisiva pressione. tre pulegge in ferro, di dimensioni diffe-renti (due da macina e unada pulitura).Mulino della chiusaEsso sfruttava le acque provenienti dal vallone Procura, dove un piccolosbarramento innalzava l'acqua fino alla condotta,'acqua arrivava sopra il mulino,in una botte di carico e, tramite una condotta verticale, acquistava pressione. Dopo, sa attraversava unacannella in dislivello da dove, per caduta, riceveva la spinta necessaria per mettere in moto laturbina che, poi, attraverso un albero trasferiva il movimento alle macine. Rimangono a testimonianza, dell'antica funzione, la condotta idrica, il garraffo, la turbina e la cannella.   

 

 Il Mulino del Principe

Così chiamato perché fu costruito periniziativa dal Principe di Camporeale. È il più bel mulino presente nella zona. È caratterizzato dalla condotta sostenuta da arcate ogivali, forse di datazione precedente rispetto allo stesso mulino o costruita con materiali  di recupero ,provenienti da antichi  edifici della zona.
La sua struttura è a martello ed è stato costruito con pietra squadrata, (ai lati),e pietra informe mista tufo (ilresto dell'edifìcio). Sono visibili talune catene in ferro chehanno lo scopo di trattenere la struttura stessa. All'interno sono ancora intatte le pulegge in ferro, di dimensioni differenti (due da macina e una da pulitura).

Condotta idrica delMulino del Principe

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Mulino della Provvidenza.

Risalente alla fine del 1880 si trova in Contrada Mortilli e porta il nome della Patrona Maria della Provvidenza. Funzionava con gli stessi principi degli altri  mulini ma riadattato ad edificio rurale  conserva ben poco della sua origininaria struttura. 

 


Il Quarto mulino.
 

 Di questo mulino rimangono e sono visibili la botte di carico; la condotta che si biforca in due parti che servivano una per macinare ilgrano e l'altra per muovere le macchine di un pastificio; la ruota porta-cinghia che serviva per muovere imacchinari e, infine,una macchina utile a separare la farina dalla crusca.  

 

 

 

 

 

 

  

Il Mulino di Jato (Ghiati)masseria jato  

Sitrova in prossimità della contrada Vaccaio e del fiume Jato. Accanto vi sono una Torre cilindrica ed il Mulino piùantico della zona e già menzionalo nel 1182 in un documento (Rollo) che tratta dei confini delle terre concesse da Guglielmo II° il BuonoRe normanno al Monastero di S. Maria La Nuova da lui fondato.