
San Giuseppe Jato e la sua Storia

L’ex-feudo Mortilli appartenne fino al 1776 al Collegio dei Gesuiti di Trapani, insieme agli altri feudi circostanti (Dammusi, Signora, Pietralunga, Macellaro e Sparacia); in quell’anno Ferdinando IV di Borbone, Re delle due Sicilie, seguendol’esempio del padre Carlo III, Re di Spagna, firmava un decreto con il quale ordinava l’espulsione dal regno dei componenti della Compagnia di Gesù.
In tal modo furono incamerati dalla Corte gli immensi beni da costoro posseduti.
Da allora tali beni furono amministrati da una Giunta speciale detta "Giunta degli Abbusi"(una sorta di giuria civile amministrativa con il compito di vendere questibeni), fino a quando con un dispaccio del primo Agosto 1778, essa non fu aggregata al Tribunale del Real Patrimonio che ordinò la vendita dei beni ecclesiastici incamerati.

Detti feudi vennero allora acquistati da Don Giuseppe Beccadelli di Bologna e Gravina, Marchese della Sambuca, il quale, in seguito a tale acquisto, ne ottenne la licentia populandi (con dispaccio del re del 22 MAGGIO 1779), godette della sovrana concessione di far sorgere un Comune in quel territorio.
Il Marchese della Sambuca, poi Principe di Camporeale, fece costruire unpiccolo borgo sotto le pendici del Monte Jato, innalzando delle piccole case intorno ad un Casale ed ad una Chiesetta dedicata al Sacro Cuore, appartenuti ai Gesuiti.

La Costruzione iniziava il primo settembre del 1779 su progetto dell'architetto Don Salvatore Attinelli della "REAL CORTE". Il primo nome del paese fu "San Giuseppe dei Mortilli", così chiamato per il nome del feudo "Mortilli" per la devozione del marchese della Sambuca al santo di cui portava il nome. Il Principe, per invogliare i coloni dei paesi vicini ad affluirvi, fece dei bandi in cui prometteva, oltre alle case, anche un premio di nuzialità, di onze due. Le terre incolte ma abbastanza fertili,furono cedute ai coloni in anfiteusi e ben presto si ebbero apprezzati prodotti: il grano quale coltura predominante, e poi importanti vigneti e sommacheti.
Venne così a costituirsi un villaggio popoloso e ordinato, con le case a un piano tipiche dei terrazzani a cui fu dato, appunto, il nome di San Giuseppe dei Mortilli, dal nome del suofondatore ma, anche, per sottolineare la devozione della genteverso San Giuseppe. Venne così a costituirsi un villaggio popolosoe ordinato, con le case a un piano tipiche dei terrazzani acuifu dato,appunto, il nome di San Giuseppe dei Mortilli, dal nome del suo fondatore ma, anche, per sottolineare la devozione San Giuseppe.
Il borgo, sia per la fertilità delsuolo che per la sua ubicazione,essendo passaggio obbligato per il traffico che si svolgeva dall’interno dell’isola versoPalermo, ebbe un rapido sviluppo tanto che, intorno al 1831, dopo poco più di 50 anni dalla sua fondazione, contava circa 5000 abitanti. La vita del paese si svolse abbastanza tranquilla fino al 1838, quando le forti e continue piogge causarono unafrana che distrusse i 2/3 dell'abitato, senza però causare vittime.



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Le famiglie disastrate, in parte, trovarono riparo nelle zone del paese rimaste intatte, in parte, ritornarono verso i paesi diorigine, inparte si spostarono verso sud. La ricostruzione delle case avvenne, per Disposizione Governativa, in Contrada Sancipirello, distante circa mezzomiglio da San Giuseppe dei Mortilli.
Nacque così il nuovo agglomerato urbano di San Cipirello, che divenne autonomo nel 1864. Il 24 dicembre 1862 San Giuseppe dei Mortilli cambiava il suo nome in "San Giuseppe Jato", per ricordare l’antica città che sorgeva sul Monte.
Giuseppe Alessandro Barone