L'insediamento di Monte Jato
Il Monte Jato fu abitato a partire dagli inizi del primo millennio a.C. così come dimostrano i ritrovamenti di alcuni frammenti di ceramica indigena dipinta, fatta senza l’uso del tornio e con la caratteristica decorazione che ricorda delle piume, nota anche nei siti della Sicilia orientale dove viene associata al periodo detto Cassabile datato tra il 1000 e l’850 a.C..
Siti analoghi si trovano nei dintorni ricordiamo Segesta, Erice ed altri evidenziati da recenti scavi come, Rocca d'Entella a Contessa Entellina, Monte Maranfusa presso Roccamena, ed altri poco studiati come Monte d'Oro di Montelepre. Tutti questi insediamenti risalgono all’Età Protostorica.
Fra i siti protostorici della Sicilia occidentale Monte Jato è uno dei più interessanti, sia per le sue dimensioni che per la lunga vita del suo insediamento, solo qui è attestata un'occupazione continua, dall’epoca protostorica fino all’Alto Medioevo, quando venne distrutta intorno al 1246 d.C. da Federico II. Dell’antica Jato di cui rimane tutt’ora incerta l’originaria etnia ci è rimasta intatta una complessa stratificazione i ritrovamenti più significativi riguardano il periodo Greco: il Tempio di Afrodite, la casa peristilio, il Teatro, l’Agorà.
Il tempio di Afrodite
Il Tempio di Afrodite è l'edificio pubblico più antico finora noto sul Monte Jato, databile intorno al 550 a.C., si tratta di una costruzione lunga 17,80 mt e larga 7,20 mt. in muratura a secco di pietra tenera giallo verdognolo e di pietra calcare bianco. La facciata era messa in evidenza da grossi blocchi di pietra bianca agli angoli esterni.
La pianta tipica degli edifici di culto era tripartita, il vano posteriore chiuso "aditon", la superficie rimanente era divisa da due colonne lignee, di cui ne sono rinvenuti la base ed un capitello, queste colonne separano la sala principale cioè la cella da un ambiente d'ingresso chiamato "pronao" la pianta ortogonale del tempio è accuratamente proporzionata in un rapporto larghezza lunghezza 2 a 5, e la suddivisione in tre vani corrisponde alla proporzione 1-2-1.
Questo tipo di tempio detto "Oikos", pur essendoci meno familiare rispetto ai templi con colonnato esterno, era diffuso in tutto il mondo Greco, e in particolare in Sicilia, in base ai rinvenimenti, di lucerne votive e di diversi vasi importati, si può affermare che l'edificio conservò la sua funzione di luogo di culto durante tutta la sua esistenza e fino alla sua definitiva distruzione avvenuta verso il '50 d.C. le cui cause non sono note.
Grazie al rinvenimento di alcuni frammenti presso il tempio, di un vaso utilizzato per le libagioni e per spegnere il fuoco sacrificale, dove si leggono incise le tre lettere Greche della dedica alla divinità Afrodite, si è risaliti al nome della divinità cui era dedicato il tempio.
La casa a peristilio
La casa a peristilio rappresenta una tra le più grandi dimore signorili di stile Greco-Ellenistico, finora rinvenuta sul Monte Jato. Questa è situata immediatamente a nord del Tempio di Afrodite, che cronologicamente più antico rispetto alla casa, ciò si evince dalla disposizione obliqua del muro occidentale meridionale dell’edificio. La tecnica utilizzata per realizzare l’edifico è in muratura a secco.
Le mura in alcune parti sono conservate in parte fino ad un’altezza di 5 metri.
L’edificio occupa al pianterreno 800 metri quadrati ed era dotato su gran parte della sua superficie, di un piano superiore.
L’edificio era costituito da 25 camere compresi i due cortili.
La superficie abitata era in totale 1600 mq. va comunque ricordato che tutta la parte occidentale della casa è stata eseguita in un secondo tempo, si accedeva attraverso alcuni gradini al vano d’ingresso di mt. 12,15 x 9, 70 il cui pavimento è fatto di appositi tasselli in terracotta (oggi disegno di Francesco Comi da Bell'Italia Mondadori novembre 97 ricoperta).
Attraversando questo vano si raggiunge il cortile a Peristilio il colonnato era come si è detto a due piani con un ordine dorico al piano terra, ed un ordine Ionico al superiore.
La pianta rettangolare e non quadrata del cortile, misura mt. 7,20 su 5,45 fa si che gli intercolunni siano disuguali, ne deriva essendo che le metope ed i triglifi del fregio dovevano essere regolari, un numero diverso per intercolunnio: se ne contano infatti quattro sul lato lungo e tre sullato corto.
Le colonne Ioniche erano sormontate da un capitello di tipo particolare, diffuso in Sicilia, e in seguito anche in Campania, si tratta di un capitello Ionico 4 facce, con volute in cui vi sono inserite elementi vegetali e precisamente foglie d’acanto simile a quello dell’ordine Corinzio, uno di questi capitelli frammentato è conservato nell’antiquarium di San Cipirello.